Prodotti | Cucumis Melo (Melone)

Il melone ( Cucumis melo ) è una pianta rampicante della famiglia delle Cucurbitaceae.

Il termine melone indica sia il frutto che la pianta stessa, a seconda dei contesti in cui viene utilizzato. È largamente coltivata per i suoi frutti commestibili, dolci e profumati.

Di probabili origini africane (secondo alcuni invece dall'Asia, nell'antica Persia), nel V secolo a.C. il popolo egizio iniziò ad esportarlo nel bacino del mediterraneo e arrivò in Italia in età cristiana, come documentato da Plinio (I secolo d.C.) nel suo libro Naturalis Historia che lo uniformò al cetriolo a forma di mela cotogna, melopepaes .

Durante l'impero romano il melone si diffuse rapidamente (utilizzato però come verdura, servito in insalata) tanto che al tempo dell'imperatore Diocleziano, venne emesso un apposito editto per tassare quegli esemplari di melone che superavano il peso di 200 grammi.

Alexandre Dumas scrisse che “per rendere il melone digeribile, bisogna mangiarlo con pepe e sale, e berci sopra un mezzo bicchiere di Madera, o meglio di Marsala” ; egli apprezzava i meloni conosciuti in Francia come Cavaillon, per la zona di produzione, e fece richiesta alla biblioteca della città di uno scambio tra le sue opere (circa 400 volumi) ed una rendita vitalizia di 12 meloni l'anno, cosa che accadde fino alla sua morte nel 1870. Fu in suo onore che venne istituita la confraternita dei Cavalieri dei meloni di Cavaillon.

Il melone venne anticamente considerato simbolo di fecondità, forse in ragione dei numerosissimi semi ed altresì associato al concetto di sciocco e goffo (uno stolto veniva chiamato mellone e una scemenza, mellonaggine). Secondo Angelo De Gubernatis, la ragione di tale associazione è da ricercare nell'estrema fecondità di questi frutti, alla loro capacità generatrice, incontrollata, opposta alla ragione dell'intelligenza.

Altri medici del tempo li consideravano nocivi e imputarono al melone la morte di ben quattro imperatori e due pontefici. Anche il naturalista romano Castore Durante (1529-1590) nel suo Herbario nuovo del 1585 ammoniva di non abusarne perché «sminuiscono il seme genitale» e ne sconsigliava l'uso a diabetici, dispeptici e a tutti coloro che soffrono di disturbi dell'apparato digerente, promuovendo per tutti gli altri invece le virtù rinfrescanti, diuretiche e lassative.

Il melone coltivato appartiene alla sottospecie Cucumis melo il cui frutto, polimorfo , ha dato vita a numerose varietà; le più importanti sono:

  • melone come frutto (raccolto a maturazione):
    • gruppo cantaluopensis o cantalupio , di media grandezza, superficia liscia, polpa giallo-arancio, chiamati così perché portati da missionari asiatici al castello pontificio di Cantalupo, sui colli di Roma;
    • gruppo reticulatus , o meloni retati, di media grandezza, polpa bianca o giallo-verde, con superficie reticolata;
    • gruppo inodorus, meloni d'inverno, polpa biancastra o rosata con buccia liscia;
  • melone come ortaggio (raccolto prima della maturazione):
    • gruppo flexuosus , melone serpente o tortarello, vengono utilizzati crudi alla stessa maniera del cetriolo;
    • gruppo momordica , melone amaro, utilizzato principalmente come pianta medicinale perché ricco di vitamina A, C e E

E' una pianta erbacea strisciante o rampicante, annuale.

Le radici fibrose possono estendersi nella terra anche oltre i 150 cm.; il fusto, ricco di peluria, è ramificato con cirri; le foglie sono alterne, lunghe più di dieci centimetri, quanto il picciolo.
I fiori, gialli a 5 lobi, sono generalmente monoici (sessi separati su due fiori distinti) e compaiono normalmente prima quelli maschili riuniti in infiorescenze.

Nonostante la copiosa fioritura, che dura tutta l'estate da maggio a settembre, solo il 10% diventa frutto.

Il frutto del melone è voluminoso, di forma ovale o tondeggiante e sulla buccia sono visibili delle divisioni "a fette".

La buccia è pressoché liscia o appena rugosa, il colore può variare da un giallo pallido ai toni del verde.

La polpa varia dal bianco all'arancio ed è succosa e molto profumata quando raggiunge la maturazione.

La cavità centrale, fibrosa, contiene molti semi.

La produzione mondiale dei meloni si aggira intorno al 26,7 milioni di tonnellate (FAO 2003).

I principali Paesi produttori sono la Cina (che da sola produce il 51,4 % della produzione mondiale), Turchia, USA, Spagna, Marocco, Romania, Iran, Israele, Egitto e India.

Il rendimento medio è di 211 quintali /ha ma arriva a 333 q/ha nei Paesi Bassi e 346 q/ha negli Emirati Arabi Uniti. In Europa oltre la Spagna (un milione di tonnellate), c'è l'Italia (580.000 t.) e la Francia (300.000 t.).

Diverse sono le varietà coltivate in Italia.

  • Per il melone retato
    • Supermarket
    • Creso
    • Proteo
    • Elton
  • Per il melone Long life
    • Mundial
    • Geanun
    • Dal ton
    • Amarilli
  • Per i Meloni Cantalupo
    • Comune
    • Prescott
  • Per i meloni invernali
    • Gigante di Napoli, buccia verde e polpa bianca
    • Melone di malta, polpa verde
    • Morettino, buccia e polpa verde
    • Viadana, buccia gialla e polpa arancio

I frutti si possono mangiare crudi sia come antipasto che come dessert. Si possono anche cuocere per ottenere composte e marmellate.

Un buon melone deve essere profumato, esalare un profumo tipico che segnala la giusta maturità.
La temperatura di conservazione non deve mai scendere al di sotto dei 5°C.

Il melone giallo è una varietà di melone leggermente diversa dal classico, di colore appunto giallo, con buccia biancastra e più liscia rispetto alla versione classica.